Presentazione della raccolta

Piccoli nuclei di collezioni manoscritte risultano conservati in Accademia della Crusca già pochi anni dopo la sua fondazione. Sin dai primi decenni della sua attività, infatti, i lavori editoriali e lessicografici posero l’esigenza di corpora di testi antichi su cui procedere a collazioni e spogli. È documentato che già nel 1592, mentre si attendeva alla prima importante impresa filologica della Crusca, l’edizione della Commedia di Dante pubblicata nel 1595, si provvide a raccogliere nella sede dell’Accademia i testimoni dell’opera resi disponibili dai diversi collaboratori. Alcuni inventari storici delle collezioni librarie, tuttora conservati nell’Archivio ‘Severina Parodi’, permettono di tracciare, seppure non sistematicamente, la presenza di codici nella Libreria accademica per tutti i secoli XVII e XVIII.

La raccolta di manoscritti attualmente posseduta dalla Biblioteca dell’Accademia, tuttavia, non costituisce la prosecuzione diretta del patrimonio accumulato nei primi secoli della sua storia. Quando nel 1783 il granduca di Toscana decretò la soppressione delle accademie fiorentine, infatti, il materiale librario venne trasferito in Biblioteca Magliabechiana, poi Nazionale Centrale, ove tuttora si trovano le collezioni antiche della Crusca. Della raccolta di manoscritti e libri stampati dell’epoca ci resta documentazione nel catalogo esteso nel 1747 da Rosso Antonio Martini, l’accademico Ripurgato (BNCF, Magl.X.162).

Dopo la ricostituzione nel 1811, la Crusca ebbe restituiti soltanto materiali di servizio e documenti di interesse storico, quali diari, carte d’archivio e spogli di voci per il Vocabolario. Una raccolta di manoscritti, pertanto, dovette essere fondata ex novo tramite nuove acquisizioni nel corso del tempo. Per tutto il XIX secolo, codici antichi venivano acquistati all’asta o presso librerie dell’antiquariato, ma più spesso derivavano da lasciti di accademici e collaboratori. Dall’altra parte, manoscritti moderni venivano realizzati su commissione della Crusca stessa, trascritti da codici medievali di biblioteche italiane e estere, in funzione dei lavori per la Quinta Edizione del Vocabolario. A ciò si aggiungevano autografi di opere letterarie e linguistiche contemporanee, che gli autori spontaneamente donavano alla Crusca, mossi, non senza velleità, dal prestigio dell’Istituzione e dal ruolo ‘civile’ riconosciuto alla sua attività di valorizzazione della lingua.

Secondo tali modalità e da provenienze disparate, nuove accessioni hanno accresciuto la raccolta di manoscritti della Crusca per due secoli, fino a oggi. A queste si è aggiunto nel 2016 un corpus di dodici manoscritti della collezione appartenuta al linguista fiorentino Arrigo Castellani. Per questi soli, per la prima volta, è stata prevista la costituzione di un fondo distinto, laddove lasciti e donazioni precedenti erano andati a incrementare le unità del fondo principale.

Nella Banca dati «Manoscritti della Crusca» sono al momento consultabili le schede di descrizione e le riproduzioni digitali integrali dei codici del fondo Castellani. La pubblicazione delle schede di descrizione e delle riproduzioni digitali del fondo principale è prevista entro la fine dell’anno 2019.